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Zona Franca – L’«inghippo» del capannone / Due seni a confronto

L’«inghippo» del capannone – La storia di questo manufatto è lunga – come spesso accade a Brindisi – probabilmente altrove, già da tempo, avrebbe avuto una utilizzazione, ma qui è un problema, o meglio si fa diventare tutto un problema. Sono decenni che si vola con la fantasia per trovare una destinazione d’uso per quel piccolo gioiello di architettura industriale, ma sembra evidente che ciò non può essere avulso dal destino dell’area circostante. Siamo passati dall’immaginarvi un nuovo terminal passeggeri, ma quando è stato usato come sede per ospitare il Salone Nautico, la Fiera Mediterranea e l’assemblea dell’Anci, cambiando idea si è ipotizzato la creazione di un quartiere fieristico. Di certo la fantasia non ha mai avuto freni, la concretezza molti.
Affrontare sempre le stesse problematiche senza risolverle mai, anzi complicandole scegliendo la soluzione meno idonea, fa sì che si perda il contatto con la realtà e si sprechi un sacco di tempo che sarebbe meglio impiegare per fare quelle cose semplici semplici che appartengono alla quotidianità. L’ultimo, in ordine di tempo, a immaginare un uso, neanche originale, per il capannone è l’assessore Roberto Covolo. Non si sa quanto possa essere stato «ispirato» (inconsciamente) dalle idee di Ugo Patroni Griffi, il «vulcanico» presidente dell’AdSPMAM, (come lo ha amabilmente definito un suo fervente ammiratore), che sul finire del 2017 organizzò un concorso di idee per trasformare alcuni luoghi come via del Mare, il Capannone Montecatini e l’area ex Pol. Per questo l’ente da lui presieduto stanziò la somma di 250.000 euro.
Patroni Griffi ha sempre avuto una predilezione nell’indirizzare la trasformazione del seno di Levante in qualcosa di «artistico» o comunque con una connotazione diversa da quella portuale: dall’idea di «realizzare una sorta di Walk of Fame brindisina, posando sul waterfront immagini raffiguranti tutti i grandi personaggi della storia che hanno attraversato Brindisi», a quella d’avviare un corso di Laurea Magistrale in Blue Economy presso le stanze della stazione marittima (sede dell’Authority) oppure ad installazioni artistiche luminose sulla recinzione e al recupero architettonico dei grandi silos che svettano sul porto attraverso proiezioni in 3D, sino a pensare al coinvolgimento di privati per restituire nuova vita al Capannone Montecatini ed all’area ex Pol.
Invece di interrogarsi sul perchè il capannone Montecatini sia stato tagliato fuori dal circuito doganale – risposta mai data pienamente – si cerca di «sbolognarlo» al Comune. Ma c’è solo un problema: l’impossibilità di accedervi. Via mare? No perchè si infrangerebbe il circuito doganale. Via terra? Non si può, sempre per lo stesso motivo. L’unica soluzione per accedervi, oltre che per via aerea con l’elicottero, sarebbe l’esproprio di aree ove sorgono impianti sportivi della Nettuno Parking srl. Comunque di tutte le parole scritte e dette sinora su questo argomento, sarebbe utile rileggere quelle che Vittorio Bruno Stamerra, con la consueta ironia e il necessario sarcasmo, scrisse per BrindisiReport. Leggetelo, ne vale la pena, questo è il link: http://www.brindisireport.it/blog/opinioni/quale-uso-per-ex-Capannone-Montecatini-nel-porto-di-Brindisi.html.
Due seni a confronto – Quindi Patroni Griffi, leggendo le cronache, sembrerebbe aver tracciato da tempo il percorso da compiere. E, a quanto pare, al Comune si lavora alacremente in tal senso, per acquisire un bene di difficile accesso e mettere mano ad una area (seno di Levante) che ha una definita connotazione industriale e portuale.
Quello che, invece, risponderebbe meglio ad una valorizzazione artistica-culturale-turistica è senza dubbio il seno di Ponente. Su questo, sin dagli anni ‘80, si sono fatte delle ipotesi che presuppongono, però, lo spostamento della base navale della Marina Militare. Un’operazione certo complicata e difficile ma non impossibile, per la quale occorre far «combaciare» diversi tasselli. Una decina di anni fa Italia Nostra propose un’idea progettuale con tali fini: lo spostamento della base navale a Capobianco e la restituzione alla città di quelle aree, circa dodici ettari, una lunga banchina con strutture da utilizzare, anche logisticamente, anche per la diportistica. L’associazione Italia Nostra ha di recente, congiuntamente al Forum Ambiente Salute e Sviluppo, riproposto l’idea indirizzando una lettera aperta al Sindaco Riccardo Rossi e all’Assessore all’Urbanistica Dino Borri, sperando che su temi di tale importanza si aprisse un dibattito e un confronto. Per realizzare un progetto del genere oltre a professionalità di spessore servirebbero politici che avessero le idee chiare nell’indicare una via e non seguire, più comodamente, quella indicata da altri. E’ molto più probabile che la realizzazione di un progetto del genere possa cambiare, se non la storia, quanto meno il volto della città. Non sarà certo, come pensa Patroni Griffi, il recupero di un capannone per ospitare arte contemporanea a cambiare la storia di questa città, ci vuole ben altro! (fotografia tratta dalla rete)

Giorgio Sciarra (Rubrica ZONA FRANCA – Agenda Brindisi 3 luglio 2020)

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