redazioneAutore: Allegro ma non troppo Rubriche

La narrazione dell’uomo bianco

Non c’è pace per la statua di Indro Montanelli. Un anno fa già inzaccherata dalle femministe con secchiate di vernice rosa. Uno dei massimi esponenti del giornalismo italiano colpito in quanto simbolo di una cultura colonialista, fascista e dunque maschilista della nostra Storia. Il suo passato non è un esempio di coerenza. Da un trascorso fascista ad anticomunista sino a diventare antiberlusconiano, è tutto un divenire di ideologie. Coerenza mantenuta, tuttavia, nel racconto della sua campagna militare in Abissinia, guerra che ha provocato più di 50mila morti ad opera degli italiani (brava gente) che non si sono discostati dai tristi cliché dei conquistatori: violenze, barbare uccisioni e stupri legalizzati. Lo stupro di una bambina di 12 anni così venne appunto definito dalla opinionista Elvira Banotti in un confronto televisivo con il già anziano giornalista. Si chiamava Destà la bambina vittima del “madamato” che nelle leggi eritree del tempo era il termine per definire la schiavitù sessuale e servitù. Bambina acquistata da un sorpreso Montanelli che non si capacitava diversi anni dopo di dover giustificare questa pratica. Seppure, chi parla di contesto storico e di relativismo di valori, non sa che all’epoca l’usanza, era normata diversamente: prevista per donne-bambine di almeno 14 anni, con uomini poco più grandi e diverse regole a protezione della “sposa”. Il soldato Montanelli non ne rispettò nessuna e raccontava con la protervia del conquistatore il suo dominio su un animaletto docile, come la definiva, che diffondeva il suo afrore selvatico. Non riporto gli orrendi dettagli sull’infibulazione a cui le bambine erano sottoposte sin dalla nascita, il discorso diventerebbe inaccettabile.

Non stupisce che le voci narranti della Storia, difendano la statua, questo controverso simbolo, portando a esempio altri protagonisti del passato che si scoprono non proprio senza macchia. Come se i crimini contro l’umanità si possano sdoganare solo perché condivisi. Il perché non stupisca lo spiega Jared Diamond nel suo saggio Armi, acciaio, malattie, un excursus storico degli ultimi 13mila anni. Perché gli europei sono stati in grado di conquistare in pochi secoli tutto il mondo conosciuto? La presunta superiorità biologica dell’uomo bianco è data da motivazioni economiche e geografiche: lo sviluppo di agricoltura e allevamento che hanno favorito tecnologia, cultura e immunità verso le malattie trasmesse dagli animali. Ciò ha fatto sì che la narrazione collettiva del mondo fosse appannaggio dall’uomo bianco occidentale. Questi continua a dettare regole e valori e contestualizza a proprio favore le peggiori nefandezze, tralasciando tutti gli animaletti docili che ha soggiogato e i genocidi che ha commesso. Destà fa parte dell’umanità dimenticata, una delle tante comparse mute dello spettacolo del mondo, un oggetto di conquista. Una bambina degli anni ‘30 venduta e ricomprata da coloro che hanno fatto la Storia.

Valeria Giannone (Agenda Brindisi 26 giugno 2020)

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