Valeria GiannoneAutore: Allegro ma non troppo IN EVIDENZA Rubriche

Non mimose ma opere di bene

Tutti in cerchio, seduti come in una riunione degli Alcolisti Anonimi, i gruppi entrati nel nostro immaginario con le series americane. Il «cerchio degli uomini», infatti, è il nome dell’associazione torinese che nei giorni scorsi ha organizzato una manifestazione cittadina nella centralissima Piazza Castello.
Può interessare a noi salentini un gruppo di uomini che si incontrano e manifestano silenziosamente dall’altra parte d’Italia? Ci interessa se gli uomini sono intesi nel senso di «maschi» e la manifestazione è una presa di consapevolezza del problema che essi hanno con il femminile. Sono ex violenti, uomini che tendono ad esercitare il loro potere sulle donne.
Si avvicina l’8 marzo, giornata celebrativa della donna, chiamata impropriamente «festa». E molte donne la interpretano così questa ricorrenza, come una festa, una giornata della liberazione. Ora con una pandemia in atto la serata di «libera uscita» al femminile, nella quale gruppetti di donne si organizzano per la pizza, per fortuna ci verrà risparmiata. Un malinteso senso dell’autonomia femminile si identifica con una serata (solo una?) di affrancamento dagli impegni familiari. Si interpreta l’indipendenza della donna solo al di fuori di un rapporto di coppia, nelle serate infatti, l’elemento maschile è rigorosamente tenuto fuori. E la liberazione sessuale si compie con spettacolini hot offerti da locali più arditi. Ma tutto questo non lo vedremo quest’anno. Vedremo però uomini con il rametto giallo d’ordinanza (virtuale o reale) condito con stereotipate frasi su bellezza e bontà muliebri. È di questo che abbiamo bisogno? Di fiori e parole? Anche.
Fiori e parole nutrono l’anima, la gentilezza è una qualità sempre più rara e meno praticata, prostrati da mesi di isolamento e restrizioni, siamo esseri umani incattiviti che respingono il prossimo. Ma a noi donne non basta una sola giornata e non serve una gentilezza di facciata. La nostra società ha bisogno di un cambio culturale, di una consapevolezza maschile, di uno sguardo includente, di un rispetto della donna in quanto persona. Una parità vera, riconosciuta nella differenza. Occorre che gli uomini si mettano virtualmente in cerchio si guardino negli occhi e riconoscano che qualcosa non va. Che una società costruita sul machismo e sul potere patriarcale ha fatto il suo tempo, che la cultura del virile è una prigione per tutti e che con una visione femminile del mondo gli uomini avrebbero la loro «liberazione».
Ma torniamo a Torino. Il «cerchio» è sempre lì silenzioso, tuttavia l’evento non attira, il genere maschile lo guarda con distacco e sufficienza. Molte donne, al contrario si avvicinano. Nel frattempo, dall’altro lato della Piazza, una manifestazione di attiviste rivendica la parità di genere per le risorse del Recovery fund … se possibile accompagnato da un rametto di mimose, grazie.
Valeria Giannone (Rubrica ALLEGRO MA NON TROPPO – Agenda 5 marzo 2021)

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