redazioneAutore: Cronaca IN EVIDENZA

Sgominata una banda di narcotrafficanti internazionali

Con l’operazione «Ottobre rosso» i militari della Compagnia di Santa Margherita Ligure – supportati da personale del Nucleo Investigativo di Genova, dai comandi Arma territorialmente competenti, nonché da squadre dei “Cacciatori di Puglia” e da unità cinofile – hanno dato esecuzione a 22 misure cautelari emesse dall’Ufficio GIP del Tribunale di Genova nei confronti di altrettanti soggetti (di cui 15 italiani e 14 di origine albanese) ritenuti a vario titolo, responsabili di “Associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale, detenzione e vendita di stupefacenti”, “Estorsione” e “Detenzione di armi clandestine”. L’articolata attività investigativa, avviata ad ottobre 2016 con il coordinamento della D.C.S.A., sotto la costante direzione della locale D.D.A.A., a seguito del recupero a Rapallo di 38 kg di marijuana occultati all’interno del bagagliaio di un’autovettura, effettuato nell’ambito di locali servizi di controllo del territorio, ha condotto all’individuazione di un più vasto e articolato traffico di sostanze stupefacenti di portata internazionale. I successivi sviluppi investigativi, condotti con metodi tradizionali ed attività tecnica, hanno consentito progressivamente di individuare una ramificata organizzazione di origine albanese coinvolta sia nel traffico di “marijuana”, della quale curava direttamente la produzione nei territori di origine, sia nella commercializzazione di “cocaina”, reperita sul mercato romano grazie all’intermediazione di connazionali.

L’organizzazione albanese riusciva ad operare sul territorio nazionale avvalendosi della stretta collaborazione di esponenti della Criminalità Organizzata Pugliese, in accordo con i quali venivano predisposte e organizzate le operazioni di ricezione dei carichi di marijuana, provenienti via mare dall’Albania e successivamente accolti in vari punti (definiti all’occorrenza), dislocati sulle coste Pugliesi e Abruzzesi, tra i comuni di Lesina (FG) e Fossacesia (CH). Gli esponenti della Sacra Corona Unita, oltre a fornire delle basi logistiche per lo “sbarco” dello stupefacente, ne gestivano in proprio la quota ad essi riservata, quale corrispettivo del supporto fornito agli operatori “albanesi”. Tale quantitativo di stupefacente veniva successivamente inserito dall’organizzazione italiana nel proprio circuito di traffico e spaccio al dettaglio, arrivando a raggiungere anche altri paesi europei, tra i quali la Germania. La rimanente parte dello stupefacente veniva, invece, presa in carico dagli operatori albanesi e convogliata sulla Capitale, ove l’organizzazione aveva allestito undeposito centrale, ubicato in zona Tiburtina, nel quale confluiva anche la cocaina approvvigionata sul mercato romano e altre tipologie di sostanze oggetto di spaccio. Dal citato “hub di stoccaggio” venivano quindi prelevati dei quantitativi di minore entità, successivamente veicolati in differenti punti della città attraverso l’impiego di autovetture intestate a prestanome, utilizzate come vere e propri “mini depositi itineranti”, con capacità di carico variabili dai 15 ai 40 kg. Tale meccanismo, oltre a consentire una elevata mobilità del carico, avrebbe dovuto evitare – in caso di sequestro da parte delle FF.OO. – di risalire al deposito centrale, compromettendo in tal modo l’intera partita. E fu proprio in una di tali vetture, come accennato sopra, sequestrata a Rapallo nel 2016, che venne sequestrato il primo importante carico di stupefacente.

Gli esponenti di vertice della citata organizzazione albanese avevano stabilito nella cittadina del Tigullio la propria base operativa, dalla quale gestivano, oltre alla famiglia, l’intero traffico di stupefacenti, in particolar modo di “marijuana”. Mentre lo stupefacente destinato alla capitale veniva affidato ad una rete di spacciatori locali, gestita da nordafricani (in prevalenza di origine Nigeriana), le connesseattività di vendita e distribuzione al dettaglio nel territorio ligure venivano condottein parte dagli stessi esponenti albanesi e in parte da criminalità locale all’uopo assoldata. Oltre alla riviera ligure, le attività di traffico del gruppo albanese – condotte con il medesimo e collaudato modus operandi dei “mini” depositi mobili – si estendevano in altre città italiane, da Bologna a Firenze, fino a coinvolgere anche cittadine oltre confine, in Francia e in Germania. Nel corso delle attività sono state effettuati ingenti sequestri di sostanze stupefacentiavvenuti soprattutto sulle coste Pugliesi, e in molti casi alcuni carichi, provenienti dall’Albania, sono stati intercettati al momento dello sbarco, operando in sinergia con le unità Aero-navali della G.d.F., attivate dal Comando Provinciale CC di Genova nell’ambito di un Protocollo di Intesa stipulato tra le due Forze di Polizia e volto a favorire la razionalizzazione dell’impiego dei servizi navali.

L’operazione, giunta al culmine con l’esecuzione di 29 Ordinanze di Custodia Cautelare, di cui 20 ordinanze in carcere, di cui 1 Mandato di Arresto Internazionale, nei confronti di un soggetto dimorante in Albania; tra i destinatari, 1 soggetto è già detenuto in carcere, a Brindisi, per altra causa, mentre 1 soggetto è a Sulmona, già in regime di arresti domiciliari; 9 obblighi di dimora, di cui uno a carico di 1 soggetto già agli arresti domiciliari, a Bari. In particolare, sono stati sottoposti a sequestro (per un valore complessivo di circa 50 milioni di euro): oltre 7 tonnellate di stupefacente (“marijuana”, “hashish” e cocaina); 3 litri di droga sintetica liquida del tipo “ayahuasca”, detta anche “droga dello sciamano”; 3 gommoni oceanici con motori da 500 cv, del valore complessivo di 200.000 euro; 1 pistola semiautomatica “imi jericho” cal. 9×19, completa di caricatore e 15 cartucce stesso calibro; 8.850 euro, ritenuti provento di attività illecita; 9 veicoli fittiziamente intestati a prestanome. L’operazione “Ottobre Rosso”, in sintesi, oltre ad infliggere un duro colpo all’intera organizzazione albanese, con lo smantellamento dell’intero vertice, ha messo in evidenza l’esistenza di consolidati ed efficienti rapporti di cooperazione tra sodalizi nazionali e stranieri coinvolti, a vario titolo, nel traffico internazionale di grosse partite di stupefacenti.

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