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«Barocco Festival Leonardo Leo»: a Brindisi «L’Orfeo» di Luigi Rossi

Dopo la prima a San Vito dei Normanni, la XXV edizione del “Barocco Festival Leonardo Leo” approda a Brindisi mercoledì 24 agosto, alle ore 21, nel chiostro del Palazzo Vescovile,con l’opera “L’Orfeo” di Luigi Rossi, tragicommedia in tre atti eseguita dall’ensemble “Allabastrina”. Biglietti disponibili online sul circuito Vivaticket e nei punti vendita accreditati, e ancora nel luogo del concerto. Ticket euro 3 – Info T. 347 060 4118. Oggi, almeno in Italia, Rossi – con natali pugliesi a Torremaggiore – è poco “frequentato” e la sua discografia è pressoché affidata a esecutori stranieri: “L’Orfeo” fu rappresentato per la prima volta nel 1647 a Parigi davanti a un Luigi XIV bambino. Per manifestare i loro sentimenti, i personaggi non fanno che ricordare e citare “canzoni”, così che “L’Orfeo” diventa un vero e proprio musical del Seicento. Sorprende quanto Rossini ci sia già in Rossi con snodi drammatici e colpi di scena. Gli amanti della musica di oggi associano “L’Orfeo prima di tutto alla celebre opera di Claudio Monteverdi del 1607, mentre la versione di Luigi Rossi, presentata quattro decenni dopo, rimase a lungo meno nota. Rossi aveva prestato servizio come musicista prima per le famiglie nobili Borghese e Barberini, rispettivamente a Firenze e Roma, prima di trasferirsi in Francia nel 1646, dove divenne il compositore più apprezzato alla corte del cardinale Giulio Mazzarino. Il suo Orfeo, su libretto di Francesco Buti, fu presentato in anteprima al Théâtre du Palais-Royal di Parigi. Fu una delle prime opere mai eseguite in Francia.  Quando il cardinale Mazzarino chiamò a Parigi Luigi Rossi per comporre un’opera italiana, da rappresentare nella stagione di Carnevale 1647, il compositore, attivo a Roma da più di venticinque anni, godeva ormai di una certa notorietà presso le principali famiglie aristocratiche, sia per le sue cantate, sia per l’enorme successo ottenuto alcuni anni prima presso i Barberini con l’allestimento de “Il palazzo incantato d’Atlante” (1642). Appena giunto nella capitale francese, Rossi reclutò i migliori artisti virtuosi provenienti da Roma – come Panfilo Miccinello e Marco Antonio Pasqualini – e da Firenze. La scenografia fu affidata al geniale inventore di macchine teatrali Giacomo Torelli. Proprio la grandiosità dell’allestimento “vario et magnifico”, la rapidità dei cambiamenti di scena e il virtuosismo dei cantanti colpirono il pubblico presente alla prima, avvenuta alla presenza di Anna d’Austria e, come già detto, del giovanissimo futuro re Luigi XIV, e sancirono il trionfo dell’opera testimoniato dalle cronache dell’epoca e da alcuni sonetti laudativi.

Nell’opera l’elemento comico e farsesco convive con l’aspetto tragico della vicenda e in questa versione del mito classico Orfeo perde per sempre Euridice, ma la perdita è solo il preludio necessario all’immortalità della sua lira, che Giove pone tra le più belle costellazioni. Il prologo inizia con l’armata francese impegnata nell’assalto di una fortezza nemica. Dalle rovine delle mura espugnate sorge improvvisamente la Vittoria per lodare la regina Anna e il giovane Luigi XIV. Inizia quindi la tragicommedia. La trama segue due storie principali. Da una parte la celebre vicenda di Orfeo, così come la rappresentarono Striggio e poi Monteverdi per la Corte di Mantova: l’imminente matrimonio di due pastori è improvvisamente turbato dalla morte di Euridice che, nella versione parigina, muore sul palcoscenico. Nonostante il canto incantevole di Orfeo, che mosse anche Plutone, Euridice è perduta e sprofondata nel mondo sommerso. Ma alla fine, come nella versione di Monteverdi, entrambi i personaggi principali ascendono in Paradiso. Nell’opera di Rossi centrale è la figura di Aristeo, pastore figlio di Bacco con il suo amore non corrisposto per Euridice, la sua gelosia, la sua follia e, infine, la sua tragica morte, così come quella di Venere, travestita da vecchia, che discute animatamente con Amore riguardo alla fedeltà dei due eroi. 

Luigi Rossi legò la sua fortuna europea all’”Orfeoma anche alle cantate da camera. La corte francese, durante gli anni della reggenza, si appassionò a questo passatempo al punto che la musica da camera di Rossi si trovava nella biblioteca personale del re, nei concerti privati della nobiltà, nelle stampe musicali, nei giornali, nei testi di querelle, nei testi satirici, nei componimenti in rima che parlavano degli spettacoli di corte. Rossi è autore di più di trecento composizioni vocali da camera in lingua italiana di argomento prevalentemente profano anche se alcune di esse sono dedicate a tematiche spirituali. Gli è attribuita inoltre una decina di brevi composizioni vocali in lingua latina e due opere.

Servizio a cura di Roberto Romeo

Mercoledì 24 agosto ore 21.00 – Chiostro del Palazzo Vescovile • Brindisi – L’Orfeo di Luigi RossiEnsemble AllabastrinaMauro Borgioni OrfeoValeria La Grotta EuridiceClarissa Reali Nutrice – GiunoneMichele Lo Bianco Endimione – Momo – La VecchiaRocco Lia Augure – PlutoneFabiano Merlante arciliuto, liuti, torbaElena Sartori direzione al cembalo

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