Giorgio SciarraAutore: IN EVIDENZA Rubriche Zona Franca

Zona Franca – Il rebus bonifiche e la retroportualità

Sarà questione di un’età ormai considerata, secondo i comuni canoni, «veneranda» ma che di venerabile non ha nulla. Sarà perché, dopo averne sentite tante, ormai le somme si sanno tirare. Sarà per quello che volete, ma è difficile mettersi il bavaglio quando si vogliono far passare fischi per fiaschi, o quasi. Cominciamo dall’inizio sperando che qualcuno, alla fine, chiarisca. L’otto di questo mese Italia Oggi, per prima, pubblica la notizia secondo cui l’Enel ha costituito una società «per il recupero e la riconversione di aree e strutture inutilizzate adiacenti alle centrali elettriche, situate nelle vicinanze di luoghi strategici come porti, aeroporti e interporti da destinare a deposito doganale per la logistica, la movimentazione e lo stoccaggio di merci». I due siti scelti sono nelle aree delle centrali di La Spezia e di Livorno.
Se l’Enel avesse voluto includere Brindisi, l’avrebbe fatto, poiché, come ha dimostrato nei passati decenni, non si muove a caso o per compiacere qualche personaggio locale. Semplicemente non rientra nei suoi piani e finché non lo riterrà conveniente, nessuno riuscirà a smuoverla dai suoi propositi confermando la sua strategia aziendale. Nonostante ciò, questa eventualità è stata ripresa localmente con grande enfasi, facendo intravedere attraenti scenari che, al momento, sortiscono il solo risultato di distogliere l’attenzione da uno degli argomenti fondamentali che l’Enel evita accuratamente di affrontare: la bonifica dei terreni inquinati e il ripristino dello stato dei luoghi, quelli occupati dal nastro trasportatore. D’altra parte se il colosso energetico evita di parlarne bisogna purtroppo dire che i politici o amministratori o organi di stampa fanno nulla per portare tali argomenti al centro della discussione, come invece meriterebbero.
E’ comprensibile che si guardi con favore ciò che l’Enel ha intenzione di fare a La Spezia e Livorno, dove, è necessario dirlo, il traffico portuale è ben diverso da quello del nostro porto e le aree retroportuali sono poche; perciò destinare alcune zone alla retroportualità è doveroso poiché un porto che si rispetti, che vuole avere un futuro e incrementare i propri traffici mercantili, ha necessità di grandi aree a ridosso di quelle portuali e delle banchine. Ciò viene chiamato retroportualità, termine compreso solo quando conviene. Infatti, è paradossale che da una parte si guardi con favore all’idea dell’Enel e dall’altra nessuno si pone, o si vuole porre, il medesimo problema con l’area occupata dalla centrale Brindisi Nord, ex Enel ex Edipower ora A2A, a Costa Morena. Quest’area – anche un ignorante lo capirebbe – è indiscutibilmente vocata alla retroportualità, anzi è impossibile trovare un’area più idonea di quella per tale destinazione, tant’è vero che – lo ricordo ai cittadini onorari di Collegno – è stata indicata in modo specifico per tale uso nel DPP, quello approvato sul finire dell’amministrazione Mennitti e che ora questa amministrazione pare voglia modificare. Sono le incongruenze della locale politica, o meglio delle pressioni cui si decide di cedere.
Se l’Enel non ha inserito Brindisi nell’anzidetta strategia di diversificazione, l’ha invece fatto con un’altra iniziativa lanciata contestualmente, quella de «I nuovi spazi dell’energia». Tale pensata consta di quattro concorsi, uno per ogni centrale elettrica interessata: La Spezia, Fusina, Civitavecchia e Brindisi. I vari concorsi riguardano quattro centrali elettriche il cui destino finale è differente ma l’intendimento comune è la richiesta di presentare delle idee progettuali per il riutilizzo delle strutture esistenti e che possano essere adattate alle diverse fasi di conversione degli impianti. Lo scopo è soprattutto la riduzione dell’impatto paesaggistico ed è rivolto ad architetti e ingegneri under 40 e, ovviamente, vi sono indicazioni precise per la parità di genere. E’ anche prevista la collaborazione con le varie università territoriali cioè di Genova, IUAV di Venezia, della Tuscia e del Salento.
Insomma un’iniziativa senza dubbio utile ma studiata a «tavolino» anche per ridurre al minimo gli «attriti» locali causati da una transizione energetica che non tiene in alcun conto il vero significato del termine «decarbonizzazione» e non considera quanto il fotovoltaico abbia già gravato (in termini paesaggistici, economici e speculativi) su alcuni territori.
In tutte le notizie reperite su tale transizione non v’è ne una, che sia una, che affronti il problema delle bonifiche, che pure è una questione della massima importanza, la cui soluzione vale molto di più delle operazioni descritte che, al confronto, paiono più che altro di marketing e di facciata. In pratica una accurata e magistrale – e per certi versi cinica – operazione di distrazione di massa.
La prossima volta parleremo di cosa sarebbe meglio riqualificare, se il seno di Ponente o quello di Levante. Lo scopo? Sapere cosa ne pensano i brindisini.

Giorgio Sciarra (Rubrica ZONA FRANCA – Agenda Brindisi 17 luglio 2020)

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