Giorgio SciarraAutore: IN EVIDENZA Rubriche Zona Franca

Zona Franca / Nuova emergenza e rispetto delle regole

Siamo stati indicati come il Paese che ha risposto meglio all’emergenza pandemica. Una volta tanto abbiamo ricevuto universali complimenti, tanto da suscitare, forse un filo di «invidia» in Boris Johnson, che per una sorta di giustificazione ha dichiarato che da loro ci sono stati più contagi che in Italia perché gli inglesi amano troppo la libertà. Affermazione che ha provocato la secca risposta del nostro Presidente Sergio Mattarella: «Anche noi italiani amiamo la libertà ma abbiamo a cuore anche la serietà». Questo botta e risposta ha sconvolto radicate convinzioni e per un attimo – sia chiaro, solo per un attimo – ho pensato di vivere in un paese diverso, proprio in quello dove scavalcare le code e buttare un mozzicone di sigaretta è peggio di un reato grave. Ora, a quanto pare, siamo chiamati a nuovi «sacrifici», a non vanificare l’immagine che avevamo dato, senza dar fiato ai nostri storici detrattori. Come era stato paventato, con l’arrivo dell’autunno c’è stato un incremento dei contagi che probabilmente aumenteranno con l’avvicinarsi dell’inverno. Queste previsioni e i primi dati hanno spinto il Governo che, pur escludendo misure drastiche come il lockdown – anglicismo per definire l’imposizione di restrizioni alla libera circolazione delle persone -, intende varare misure severe per evitare che si ripetano situazioni già vissute.
Il Consiglio dei Ministri ha prorogato lo stato d’emergenza sino al 31 gennaio e sarà obbligatorio, anche all’aperto, l’uso delle mascherine che viene stabilito dall’ordinanza del presidente della Regione Puglia che prevede sanzioni per i trasgressori. Tutto questo «allarmismo» può essere messo in discussione dai negazionisti o dai complottisti per i quali non si dovrebbe usare alcuna mascherina, che è tutta una storia inventata e che l’unica emergenza in corso non è quella sanitaria ma quella democratica. Francamente, tali discorsi collidono poi con quelli di chi, contagiato, ha vissuto di persona questa disavventura, come il giornalista Massimo Giannini, direttore del quotidiano «La Stampa». Le sue dichiarazioni non lasciano spazio a dubbi e dovrebbero, almeno, far riflettere i più scettici. Giannini racconta che ha «sentito tanti pazienti piangere e gridare di dolore» e le ammissioni dei medici di «quanto stiano crescendo i ricoveri urgenti» e di «come si stiano riaprendo le terapie intensive». Alla fine del suo racconto, il giornalista ammonisce: «qualche ora di visita in questi luoghi in cui si continua o si ricomincia a soffrire farebbe bene a ognuno di noi. Sarebbe una lezione utile». Probabilmente è così, si devono toccare con mano le sofferenze e il dolore per comprenderli appieno e apprezzare la fortuna di non patirli.
Il bollettino epidemiologico regionale di martedì 6 ottobre informava che a fronte di 4.416 test erano stati registrati 106 casi positivi, registrati 4 decessi. I test effettuati dall’inizio dell’emergenza sono stati 430.702, il totale dei casi positivi è di 8.423, Brindisi e provincia con 783 casi, il massimo si è avuto nella provincia di Bari con 3.357, il minimo in quella di Taranto con 599. Tutti i dati nazionali indicano che il sud d’Italia, «risparmiato» nella prima fase, sia ora invece più esposto ai contagi.
Ma perchè i sacrifici che si stanno nuovamente chiedendo abbiano un senso, occorre che al rispetto delle regole, giuste o no, fastidiose o meno, devono essere chiamati tutti e sempre. Questo significa un grosso impegno delle istituzioni locali e di quelle statali che devono far percepire la loro presenza. Non si possono fare i controlli sino alle 20.00 e dopo liberi tutti.
Teo Titi aveva postato un breve video, allarmante e preoccupante. Questo filmato (ancora visibile) mostrava un grande assembramento di ragazzi che si scatenavano nelle danze e si abbracciano senza la benché minima precauzione o protezione. Una tale torma di giovani non si è potuta ritrovare per caso in quel determinato posto e momento, ma ci deve essere stata qualche forma di organizzazione. Il video ha registrato 129 like di vario tipo, 192 commenti e 103 condivisioni: quindi tutto si può dire, tranne che sia passato inosservato. Nonostante ciò non si è letta una sola parola, di chi dovrebbe avere interesse al rispetto delle regole, di giustificazione o di condanna, di reprimenda o di annuncio di un provvedimento preso o da prendere. Nulla. Quegli stessi ragazzi il giorno dopo si saranno recati nelle aule scolastiche dove sono tenuti a rispettare delle regole, ma a che serve se la sera prima le hanno infrante tutte?
Quello del filmato non è un caso isolato. Occorre controllare la situazione più seriamente non solo per essere credibili ma per non contraddire il nostro Presidente … e anche per fare un ulteriore dispetto a Boris Johnson.

Giorgio Sciarra (Rubrica ZONA FRANCA – Agenda Brindisi 9 ottobre 2020)

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