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Stadio «Franco Fanuzzi» Brindisi: perché si chiama così, la storia

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Chi era Franco Fanuzzi e perchè lo stadio porta il suo nome
Franco Fanuzzi è stato un imprenditore edile e uno dei presidenti più rappresentativi della storia calcistica brindisina. Assunse la guida della Brindisi Sport nel 1966, quando la squadra militava in Serie D e attraversava una fase particolarmente complicata dal punto di vista sportivo ed economico. Il suo arrivo segnò l’inizio di una trasformazione destinata a cambiare le ambizioni del club. Fanuzzi contribuì alla riorganizzazione societaria e investì nella costruzione di una formazione capace di competere per traguardi sempre più importanti. Sotto la sua presidenza, il Brindisi raggiunse prima la Serie C e successivamente la Serie B, conquistata al termine della stagione 1971-1972. Quella promozione rappresentò uno dei momenti più significativi del calcio cittadino. Allenata da Luis Vinicio, la squadra vinse il girone C della Serie C, riportando Brindisi nel campionato cadetto dopo venticinque anni di assenza. Un risultato che consolidò il legame tra il presidente, la società e la tifoseria. Fanuzzi morì improvvisamente l’8 maggio 1974, mentre si trovava a Roma per motivi di lavoro. La sua scomparsa lasciò un segno profondo nella città, che continuò a ricordarlo come il presidente capace di restituire prestigio e ambizione alla squadra biancazzurra. L’intitolazione ufficiale dello stadio arrivò diversi anni dopo, il 18 gennaio 2000, quando il Consiglio comunale di Brindisi decise di dedicare l’impianto alla sua memoria. Un riconoscimento che trasformò il nome di Franco Fanuzzi in un riferimento permanente per lo sport cittadino.

Dalle origini del 1929 al Campo Sportivo del Littorio
La storia dello stadio brindisino comincia molto prima dell’epoca di Fanuzzi. L’impianto venne inaugurato il 27 ottobre 1929, nel quartiere Casale, in via Benedetto Brin, in un periodo in cui la città stava sviluppando le proprie infrastrutture sportive. La sua realizzazione rispondeva alla necessità di dotare Brindisi di una struttura adeguata alle competizioni calcistiche e alle manifestazioni atletiche. In precedenza, infatti, le attività sportive erano state ospitate in spazi decisamente più limitati. Nel novembre dello stesso anno venne adottata la denominazione di Campo Sportivo del Littorio, legata al contesto politico dell’Italia fascista. Dopo la caduta del regime, i riferimenti al Littorio furono rimossi e l’impianto rimase per decenni conosciuto soprattutto come stadio comunale o campo sportivo di via Benedetto Brin. Nel corso del Novecento la struttura subì numerosi interventi di ampliamento e adeguamento. Una delle trasformazioni più importanti coincise proprio con la promozione del Brindisi in Serie B nel 1972, quando si rese necessario intervenire sulla capienza, sulle tribune e sulle caratteristiche del terreno di gioco. I lavori portarono a un aumento significativo dei posti disponibili e alla realizzazione di infrastrutture necessarie per ospitare le partite del campionato cadetto. Lo stadio divenne così il palcoscenico di alcune delle stagioni più prestigiose del calcio brindisino.

Un impianto che ha ospitato anche il calcio internazionale
Il «Franco Fanuzzi» non è stato soltanto la casa delle formazioni cittadine. Nel 1997, in occasione della tredicesima edizione dei Giochi del Mediterraneo, ospitò anche incontri internazionali di calcio. Tra le partite disputate a Brindisi figurano Grecia-Francia, terminata 3-0, e Bosnia ed Erzegovina-Croazia, conclusa con la vittoria della Bosnia ed Erzegovina per 1-0. Due incontri che inserirono lo stadio nel programma di una manifestazione sportiva di rilevanza internazionale. La struttura conserva inoltre una configurazione riconoscibile, con la tribuna centrale coperta, la gradinata opposta e le due curve. La Curva Sud porta il nome di Michele Stasi (foto Curva Sud), tifoso brindisino scomparso nel 2001, mentre la tribuna centrale è dedicata a Dino Cremaschi, uno dei protagonisti della storica promozione in Serie B. Sono intitolazioni che raccontano aspetti diversi della stessa tradizione: la dirigenza, i calciatori e il pubblico, tre componenti che hanno contribuito a costruire l’identità calcistica di Brindisi.

Il «Fanuzzi», un pezzo di memoria collettiva brindisina
Uno stadio può essere descritto attraverso le sue dimensioni, la capienza e le caratteristiche architettoniche. Eppure, nel caso del Franco Fanuzzi, questi elementi raccontano soltanto una parte della sua importanza. L’impianto ha accompagnato la storia sportiva della città attraverso periodi di entusiasmo e stagioni difficili. Ha visto il Brindisi confrontarsi con realtà prestigiose del calcio nazionale e ha rappresentato un luogo di aggregazione per persone appartenenti a generazioni differenti.
Il legame con la squadra emerge anche da un elemento distintivo della tradizione biancazzurra: la caratteristica V sulla maglia, introdotta proprio durante la presidenza di Franco Fanuzzi e diventata uno dei simboli più riconoscibili del club. Oggi il nome dello stadio conserva dunque un significato che supera quello di una semplice dedica commemorativa. Ricorda un presidente che contribuì in maniera decisiva alla crescita del calcio brindisino e, nello stesso tempo, permette di mantenere vivo il ricordo di un periodo particolarmente importante per la città. Per chi frequenta il Fanuzzi, per chi ne segue le partite a distanza e per chi conosce soltanto i racconti delle grandi stagioni del passato, quell’intitolazione rappresenta un collegamento diretto con la storia del Brindisi. Una storia che, a quasi un secolo dall’inaugurazione dell’impianto, continua a trovare nello stadio del quartiere Casale uno dei suoi luoghi più rappresentativi.

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