C’è un dato politico che emerge con forza dalla seduta del Consiglio comunale di Brindisi dedicata al futuro dell’aeroporto: la maggioranza attraversa una crisi che non può più essere liquidata come una normale divergenza tra alleati. Le divisioni sono pubbliche e ripetute. Il 19 ottobre avrebbe dovuto essere il giorno di una posizione condivisa a difesa dell’Aeroporto del Salento. Il documento è stato approvato all’unanimità dei presenti, ma quattro consiglieri – Pasquale Luperti, Michelangelo Greco, Salvatore Giannace e Jacopo Sticchi – non hanno partecipato al voto. Un fatto politicamente importante. La vicenda aeroportuale, anziché ricomporre le distanze le ha accentuate. Da una parte Fratelli d’Italia, protagonista di un durissimo confronto con Luperti e critico anche verso il silenzio del sindaco e di Forza Italia. Dall’altra, Luperti e gli esponenti a lui vicini, impegnati in una contrapposizione che ha investito metodi, rapporti politici e contenuti delle iniziative istituzionali. Futuro Nazionale, il gruppo vicino a Vannacci ed escluso dalla maggioranza a giugno, complica ulteriormente un quadro politico in cui alleanze e convergenze occasionali si confondono.

La domanda, a questo punto, non riguarda soltanto quanti consiglieri siano disposti a sostenere Giuseppe Marchionna, ma cosa li tenga ancora insieme, considerato che sono tutti contro tutti. Una maggioranza non si regge soltanto sui numeri, ma su obiettivi condivisi e responsabilità comuni. Quando gli alleati si accusano pubblicamente e contestano persino il sindaco, a essere messa in discussione è la credibilità dell’intera amministrazione. La città ha bisogno di affrontare questioni decisive: lavoro, prospettive industriali, infrastrutture, servizi, manutenzione urbana, sviluppo economico e tutela delle attività produttive. Sono temi sui quali servono programmazione, interlocuzioni istituzionali autorevoli, scadenze verificabili e risultati misurabili.
Anche la mozione sull’aeroporto dovrà essere giudicata per ciò che produrrà, non per il semplice fatto di essere stata approvata. Chiedere studi, garanzie, collegamenti e investimenti è importante. Ma un documento consiliare, senza un seguito concreto presso Regione Puglia e Aeroporti di Puglia, rischia di rimanere solo una dichiarazione d’intenti. La tutela dello scalo e dell’occupazione richiede iniziative continuative, non soltanto pronunciamenti.
In questo scenario la responsabilità politica del sindaco è centrale. Marchionna è chiamato a chiarire se esista ancora una coalizione capace di sostenere un programma comune. La verifica annunciata non può essere l’ennesimo passaggio interlocutorio. Deve dare risposte chiare: chi sostiene l’amministrazione, su quali priorità, con quali impegni e con quali tempi.
Il punto più preoccupante è la distanza evidente tra Palazzo di Città e la vita reale dei brindisini. Mentre la politica discute di rapporti di forza, i cittadini chiedono servizi efficienti, i lavoratori certezze e le imprese condizioni favorevoli per investire. Ogni energia assorbita dalle tensioni interne è un’energia che non viene dedicata a queste necessità. Non è necessario dichiarare formalmente conclusa una maggioranza per riconoscerne le difficoltà. Basta osservare il contrasto tra le sue dichiarazioni pubbliche e la capacità di presentarsi unita nei momenti istituzionali più importanti.

A rendere ancora più pesante il clima politico è arrivata, in queste ore, anche la presa di posizione di Gianluca Quarta (foto), ex consigliere comunale ed ex assessore, che in una lettera aperta all’onorevole Mauro D’Attis arriva a una conclusione senza mezzi termini: «Abbiamo sbagliato apertamente a candidare Marchionna». Qualcuno potrebbe liquidare queste parole come lo sfogo di chi ha ancora il dente avvelenato per il modo in cui si è conclusa la propria esperienza politica. Può anche darsi. Ma sarebbe troppo comodo fermarsi a questa interpretazione, ignorando che il giudizio espresso da Quarta intercetta un interrogativo che sembra farsi strada anche tra tantissimi cittadini.

Marchionna ora ha il dovere di chiarire, una volta per tutte, se esistano ancora le condizioni politiche per governare la città, anziché trascinare l’Amministrazione in una logorante sopravvivenza quotidiana. Non bastano più dichiarazioni di circostanza, verifiche di maggioranza e tentativi di ricucire fratture che continuano ad allargarsi. Occorrono risposte concrete e una maggioranza capace di assumersi le proprie responsabilità. Se queste condizioni sono definitivamente venute meno, il sindaco ne tragga le conseguenze politiche, senza ostinarsi a tirare a campare fino alla scadenza naturale del mandato. Brindisi non può essere condannata all’immobilismo per salvaguardare equilibri di potere sempre più precari. Se non si è più in grado di governare, la strada è una sola: restituire la parola agli elettori.
Servizio di Nicola Ingrosso (Agenda Brindisi 23 ottobre 2026)









