Valeria GiannoneAutore: Allegro ma non troppo Rubriche

Brindisi, la rivolta degli arditi

I passi svelti rintoccano sul basolato rovente del centro storico di fine giugno. Le viuzze si intrecciano e non è semplice per un leccese, seppure avvezzo alle “giravolte”, trovarsi nel luogo dell’incontro, Corte degli Artigiani, è lì che si è tenuta la cerimonia commemorativa “Via da Valona”, in ricordo della “Rivolta degli Arditi” nobile pagina della storia brindisina, uno dei primi momenti, ce ne saranno altri a seguire, in cui la popolazione ha rinsaldato il legame d’oltremare della sua città. Il 29 giugno del 1920, l’Italia era reduce dal biennio rosso, scenario di rivolte sociali, scioperi e occupazione di fabbriche e si apprestava a condurre l’impresa coloniale in Albania. Da diversi porti d’Italia dovevano salpare le truppe dirette sull’altra sponda dell’Adriatico, Trieste, Ancona, Brindisi, ma bruciava ancora il ricordo della Grande Guerra, e i movimenti socialisti dell’epoca si fecero promotori delle sollevazioni popolari che affiancarono i militari contro l’invio di truppe a Valona. Brindisi fu l’ultimo porto in ordine di tempo, ma la sua opposizione fu determinante per convincere il Governo Italiano al ritiro delle truppe e ad una convenzione di amicizia italo-albanese. 120 erano i militi del gruppo di fanteria degli Arditi pronti a salire sul piroscafo Molfetta. Sulla banchina una popolazione stanca e attonita assisteva alla scena. I primi 40 erano già a bordo quando un paio di soldati compirono il gesto della rivolta: si rifiutarono di salire e fomentarono gli altri a seguirli.

Fu il coraggio di una donna brindisina a dare manforte, l’operaia Teodora Nuzzo “maritata Brugnola”, dalla scaletta del piroscafo, incitò gli Arditi alla ribellione. Ha ricordato così l’episodio Riccardo Rossi, richiamando nel suo accalorato discorso la vocazione pacifista brindisina e il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Il suo passato da sindacalista lo ha portato a tracciare un legame simbolico tra il biennio rosso del secolo scorso e l’autunno sociale di crisi economica che si prospetta nel Paese. Ma determinante è il richiamo alla memoria storica e ai valori di una città contro la guerra. Memoria custodita dalle principali associazioni sindacali e antifasciste partecipanti alla cerimonia, ma resa viva e rinnovata dai tanti giovani presenti. La nuova categoria d’azione emersa già pre-Covid con il movimento delle sardine e a Brindisi col gruppo “Ora tocca a noi”. Oggi, nel pieno marasma di una crisi sociale ed economica senza precedenti riappare e si oppone ai guitti in gilet arancione che hanno infestato Piazza Duomo, con manifestazioni silenziose e composte (anche a Lecce e a Brindisi) contro gli episodi di razzismo negli Stati Uniti. Che lo spirito di Teodora Nuzzo aleggi su di voi, ragazzi!

Valeria Giannone (Rubrica ALLEGRO MA NON TROPPO – Agenda Brindisi 3 luglio 2020)

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