Autore: Attualità IN EVIDENZA

C’è un’altra faccia del Natale …

La nostra «Agenda» è molto diffusa e letta, qualche volta magari anche da bambini, una cosa che ci fa molto piacere perché si presume che il piccolo lettore un domani diventerà un nostro assiduo fan. Mi auguro però che, solo per questa settimana, il giornale non capiti in mano a un candido bimbo, o che perlomeno, non capiti sotto i suoi occhi la pagina contenente questo articolo. Sto infatti per parlarvi di un’altra festività, questa volta negativa, così come la giudicano alcuni storici e antropologi. Secondo costoro la festa più importante dell’anno è stata costruita dalla Chiesa su un cumulo di leggende e fattoidi che non hanno alcun riscontro storico. Intanto la nascita del personaggio Gesù di Nazareth non ha proprio nulla da vedere con la data del 25 dicembre, scelta appositamente per sovrapporre la festa cristiana a quella pagana del sol invictus. Inoltre. nelle Sacre Scritture non c’è cenno di buoi, asinelli, stalle, mangiatoie, comete, guardastelle e Re Magi. Addirittura, la coppia di miti animali che assicurano il riscaldamento a fiato è nata da un clamoroso errore di traduzione dall’ebraico al greco. Tutto questo corredo fantastico così ricco di bugie a fin di bene, è funzionale alla creazione di un immaginario collettivo ormai radicato tra milioni di persone che non vogliono porsi tanti problemi ma vivere l’incanto annuale di quella suggestione apotropaica così gratificante. Certo che qualche cosuccia strana e incongruente, volendo, si può trovare. Che c’entra con la nascita del bambinello la figura di Santa Klaus e quella del vecchio pancione tutto vestito di rosso e con la barba bianca (un’invenzione della Premiata Ditta Coca-Cola)? E che c’azzecca con tutto questo il nordico abete con le palle? L’albero fu introdotto nella tradizione europea solo intorno al 1875/80 dall’alta aristocrazia. In Italia lo introdusse addirittura la Regina Margherita, consorte di Umberto I. Non si può dare torto allo storico inglese Eric Hobsawm quando affermò che «Una tradizione è sempre qualcosa che si inventa. Ogni grande appuntamento rituale collettivo è una forma di rassicurazione contro l’ignoto, una risposta che le varie società danno alla minaccia del cambiamento e quindi alla paura del nuovo». Detto tutto questo per dovere di obiettività e per fornire comunque elementi di giudizio e riflessione a coloro che magari intendono approfondire la questione, posso tranquillamente affermare che, almeno una volta all’anno, si può ben derogare dall’obbligo di seguire scienza e ragione per tuffarsi nella  morbida e accogliente nuvola illusoria che conforta la nostra esistenza. In fin dei conti, come scriveva Shakespeare «Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i  sogni». Buon Natale a tutti, dunque, e soprattutto ai bambini che hanno il  pieno diritto di sognare ad occhi aperti inseguendo le più dolci fantasticherie.

Gabriele D’Amelj Melodia (Agenda Brindisi 16 dicembre 2022)

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