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Dipietrangelo: Consorzio Asi, è solo una questione di bilancio?

Il modo con cui si continua a discutere del consorzio Asi non solo è fuorviante ma  ipocrita e nasconde un fondo di doppiezza e furbizia  proprie di un sistema di potere che fa delle partecipate e degli enti pubblici strumenti che rispondono a logiche da vecchia politica e a personaggi abituati mai a dare al bene pubblico ma solo a utilizzarlo per il proprio tornaconto. Altro che inizio di nuova storia quando i principali protagonisti della vera governance del territorio sono sempre gli stessi. La discussione che si è aperta sul bilancio 2019(siamo a fine 2020!) del consorzio asi diventerà un’altra occasione persa. Bisognerebbe chiedere non ai rappresentanti nominati attraverso spartizioni politiche e ne’ tantomeno a quegli intermediari che da anni, utilizzando associazioni e corpi intermedi e la stessa politica, sguazzano nel mondo delle partecipate e degli enti di emanazione politica, ma alle imprese, ai lavoratori, ai sindaci dei comuni dove insistono i nuclei industriali di Fasano, Ostuni, Francavilla se il consorzio ASI sia ancora un soggetto utile allo sviluppo industriale e ai servizi di cui avrebbe bisogno. Sarebbe utile conoscer innanzitutto il pensiero del sindaco di Brindisi che in qualità anche di presidente della provincia rappresenta la maggioranza delle quote (il 66%) del Consorzio. Sono stato sempre curioso di sapere cosa pensano, tutti i rappresentanti istituzionali, di questo ente che gestisce a ridosso della città un’area dieci volte più grande del perimetro cittadino e dove insistono tutte quei gruppi industriali nei confronti dei quali periodicamente si  scaricano invettive tanto gridate quanto inconcludenti.

Carmine Dipietrangelo – Presidente Associazione Left Brindisi

Le ultime vicende relative al bilancio 2019 e la  situazione finanziaria e contabile del consorzio ASI richiederebbe una  puntualizzazione da parte del sindaco di Brindisi,una città che ha una grande area industriale che è rimasta la stessa negli anni. Il Consorzio è servito negli ultimi anni a nominare amministratori, lontani dalla città e dalle imprese e in alcuni casi eterodiretti per intermediare interessi di singole imprese o di associazioni. Ed è servito agli amministratori nominati dalla politica  per distribuire incarichi, fare qualche assunzione o qualche piacere al potente di turno. Di servizi alle imprese pochi e quei pochi imposti alle imprese servono per pagare indennità ad amministratori, a consulenti amici o addirittura organici agli interessi aziendali degli amministratori e stipendi  ai dipendenti. Mentre il Comune incassa dalle stesse imprese dell’area  somme ingenti per la tassa spazzatura e fino a qualche anno fa non restituiva il servizio in termini di raccolta. Le strade e l’impianto di illuminazione devono, per legge, essere manutenute dal Comune anche se costruite dal Consorzio con fondi pubblici, e sono completamente trascurate e ridotte molto male. Rimangono quindi tutte aperte le questioni relative allo stato e al futuro dell’Asi, alla sua utilità e al suo rapporto con la città di Brindisi e con i comuni dove insistono i nuclei industriali di Fasano, Ostuni, Francavilla. Questi ultimi dovrebbero riprendersi il controllo così come fanno con i propri PIP.

Il sindaco di Brindisi Riccardo Rossi

Qualche anno fa nel riproporre questa esigenza chiesi alla regione di svolgere con maggiore incisività e coerenza la sua funzione di controllo con le nomine di sua competenza del collegio dei revisori. I controlli servono per evitare deviazioni, superficialità, furbizie contabili. La funzione del collegio, nominato per legge dalla regione non può  essere messa in discussione oggi dal controllato. Il suo parere negativo all’ultimo bilancio di esercizio 2019, non può essere rimosso o osteggiato con richiami o artifizi. Le quote di maggioranza del consorzio sono determinanti per l’approvazione del bilancio, e queste quote fanno capo all’ing. Riccardo Rossi, sindaco di Brindisi e presidente della provincia. Sull’ASI sia Left e sia personalmente abbiamo da tempo sollevato dubbi sulla sua gestione e sulla sua utilità anche come strumento di politica industriale. La stessa normativa e la nuova strumentazione per l’attrattivita’ di nuovi investimenti nelle aree industriali del sud  ne hanno di fatto esautorato funzioni e ruoli. Basti pensare alla istituzione delle Zes le cui funzioni e poteri sono in capo alle autorità portuali o alle agenzie di sviluppo della regione e alle procedure per la localizzazione di investimenti in capo a Puglia Sviluppo o ai distretti industriali allocati a Brindisi in spazi pubblici.

Rimangono quindi tutte intatte le questioni sostanziali per le quali è decisivo il superamento del consorzio ASI e che le ultime vicende, anche quelle del bilancio,imporrebbero un dibattito pubblico trasparente. Chi e come si fa politica industriale nel territorio. Questo è il tema! E non parlo, almeno in questa occasione, delle conseguenze del contenzioso in atto con l’agenzia delle entrate e della sentenza della commissione tributaria provinciale che ha condannato in primo grado il consorzio a pagare più di 2 milioni di euro. Contenzioso che probabilmente si sarebbe potuto chiudere in modo diverso ed indolore per l’Ente. Mi chiedo da tempo come la città, che ha una parte del suo territorio destinato ad una grande area industriale, può programmare e determinare il suo sviluppo, non avendone un diretto governo? Non bisogna mai dimenticare che il piano regolatore dell’ASI è parte integrante del piano urbanistico generale. Punti questi già discussi su mia proposta in occasione del programma elettorale dell’ing. Rossi. E poi le infrastrutture viarie, gli impianti destinati ai servizi dell’area industriale, l’impatto ambientale degli insediamenti produttivi e ad alto rischio, hanno tutti una ricaduta sulla città e che, pertanto, dovrebbero essere gestiti direttamente e esclusivamente dal Comune di Brindisi anche per evitare sovrapposizioni e contrapposizioni burocratiche, amministrative, e non solo. La stessa cosa dovrebbero fare i comuni consorziati che adotterebbero un loro piano regolatore conforme alle proprie e rispettive esigenze. L’area industriale di Brindisi dovrebbe quindi essere parte determinante della politica e dell’amministrazione cittadina.

I consorzi ASI, così come furono istituiti e poi gestiti, non hanno attualmente più alcun senso ed in particolare la situazione brindisina con il suo vecchio assetto produttivo e industriale richiederebbe una accelerazione verso il loro superamento. Non si possono fare cose nuove facendo le stesse cose. Lo sviluppo industriale ed il ruolo della città, per determinarlo e per sostenerlo, ha ormai un nesso indissolubile. Ripensare le aree industriali e gestirle dal punto di vista dell’attrattività degli investimenti, della sostenibilità ambientale, con il coinvolgimento delle stesse imprese e della istituzione locale, è l’unico modo per una moderna governance delle stesse. Va in questa direzione la ipotesi di realizzare e sperimentare a Brindisi un’area ecologicamente attrezzata, proposta tempo fa da Legambiente e da Left Brindisi, e alla cui definizione dovrebbe contribuire una eventuale iniziativa del Comune, avvalendosi delle imprese e delle loro stesse professionalità ed esperienze. Si comprende, quindi, come la proposta di superamento delle vecchie funzioni dei Consorzi ASI sia  una ipotesi innovativa e funzionale all’esigenza dello sviluppo industriale della città che non può essere delegato e deciso dall’alto.Deve ritornare nelle funzioni dirette del Comune di Brindisi. Ecco, di questo si dovrebbe discutere con una visione e una lungimiranza rivolte al futuro della città e al suo sviluppo industriale chiamando al confronto le piccole e le grandi imprese chiedendo loro suggerimenti e coinvolgendole direttamente in una politica di servizi avanzati comuni e condivisi. Le imprese dovrebbero porre questi problemi. Non ho mai capito, per esempio, perché l’Associazione degli Industriali si è  sempre rifiutata di entrare nel CD del Consorzio, a differenza di altre realtà ASI del Mezzogiorno, dove è presente e fa valere le proprie idee. La storia si potrebbe cambiare sul serio in questo modo e non facendo le stesse cose di quelli di prima o continuando a mettere polvere sotto i tappeti.

Carmine Dipietrangelo – Presidente Associazione Left Brindisi

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