Andrea LezziAutore: Rubriche Vista da Roma

Sacchetti, estetica e igiene urbana

Tra i piccoli grandi momenti che ti fanno sentire orgoglioso della tua città c’è quello in cui ti imbatti in una sua immagine sui social, magari su Instagram, con numerosi commenti di elogio e apprezzamento a corredo.
Mi è capito proprio l’altra sera, con una bellissima foto dei corsi, scattata in un orario privilegiato, di quelli che regalano al cielo un colore unico. Non nascondo che il blu intenso, abbinato al giallo dei lampioni e alle strette e lunghe palme che si innalzano frettolosamente dai marciapiedi, regalavano un effetto unico. Eppure c’era un particolare che risaltava subito all’occhio: dal lato sinistro dell’immagine emergevano numerosi sacchetti neri, buste di rifiuti, posati legittimamente lì da qualcuno, in attesa del ritiro da parte degli operatori ecologici l’indomani mattina.
Proprio in queste sere, come non di rado, nel weekend c’era un leggero vento e di quei sacchetti se ne vedevano parecchi. Sparsi lungo i corsi, volati metri più avanti, riversi con i rifiuti fuoriusciti sul marciapiede.
Ora, il tema non è meramente estetico. Per quanto l’immondizia per le strade – senza nemmeno i bidoncini – non è sicuramente un buon biglietto da visita per la città, vi è in primis un aspetto sanitario. In molte zone, sui corsi ma anche nelle stradine della movida, molti di questi rifiuti giacciono per ore, spesso a pochi metri da attività e ristoranti, emanando cattivo odore e rischiando di attirare blatte e altri animali. E c’è, poi, una questione di mero decoro, elemento imprescindibile di ogni città turistica, o che tale ambisce ad essere.
Sono tanti gli sforzi fatti in questo senso negli ultimi anni. Non da ultimo l’impegno per le – tanto invocate – isole ecologiche: sei fisse e quattro mobili, in diversi punti della città. Tuttavia alcuni problemi restano. Evidentemente non è degno di una città turistica, specie l’estate, far passeggiare la gente tra i sacchetti di rifiuti.
Qualche possibile soluzione c’è. Tempo fa a Pisa, dove si era presentato un problema simile, sono state inaugurate delle isole interrate per superare la raccolta differenziata porta a porta in alcune zone «sensibili» della città, con cassonetti speciali abbinati a delle apposite tessere TARI. Una soluzione sicuramente più equa, che ha permesso di migliorare il decoro urbano e l’igiene delle strade. Una opzione, tuttavia, abbastanza dispendiosa, cofinanziata da Regione e Comune e costata circa 450mila euro.
Dovendo propendere per soluzioni meno onerose, almeno a vedere lo stato delle nostre casse comunali, si potrebbe prendere spunto da altri modelli, certamente più virtuosi. A Padova, ad esempio, i rifiuti umidi vengono raccolti dalle 7.00 alle 9.00 tre giorni a settimana. Mentre altre tipologie dalle 19.00 alle 20.00. Fasce brevi e non di intralcio alle attività ristorative e ricreative.
A Salerno, che negli ultimi anni è divenuta un esempio importante di città ecologica e che proprio per questo fu premiata da CONAI come primo comune «riciclone» d’Italia, è stata creata un’area a parte, con orari e modalità differenti da ogni altra zona della città. Si chiama «zona movida» e prevede che la raccolta avvenga dalle 6.00 alle 9.00 del mattino, in modo da non lasciare alcun rifiuto in strada nel corso della notte.
Le idee, dunque, non mancano. Cerchiamole, pensiamo a soluzioni complete, differenziate e funzionali.
Andrea Lezzi (Rubrica BRINDISI VISTA DA ROMA – Agenda Brindisi 31 luglio 2020)

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