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Tutti passavano da Brindisi: i «tempi» della città di frontiera

Con questo servizio-racconto, Gianfranco Perri (appassionato studioso della storia e delle tradizioni della nostra città, già collaboratore de il7Magazine del direttore Gianmarco di Napoli) comincia la sua collaborazione con Agenda Brindisi. Vi invitiamo a seguirlo sia sul giornale che nel sito.

C’è stato un tempo – anzi, tanti «tempi» – in cui Brindisi non era solo una città: era un confine vivo, un limes tra Occidente e Oriente, tra l’Occidente e il Sud; una soglia non solo geografica ma anche simbolica; un porto che collegava mondi, popoli, culture, destini. Da qui, assieme a tantissimi comuni viaggiatori, passavano grandi ufficiali in guerra o in pace, governatori e diplomatici, naviganti e avventurieri, re e regine, filosofi e scienziati in viaggio, scrittori e artisti in cerca di ispirazione, fuggiaschi ed eroi. Viaggiatori diretti verso – o provenienti da – altri mondi. Alcuni restavano poche ore, altri qualche giorno; molti non sarebbero più tornati, altri lo avrebbero fatto più volte. Ma «tutti» i viaggiatori, proprio quasi tutti, in tutti «quei tempi», almeno una volta nella vita, passavano da Brindisi.
Normalmente, e storicamente parlando, a Brindisi non ci si andava e non ci si fermava: a Brindisi si arrivava e da Brindisi si partiva. È una stranezza, se ci si pensa, perché una città posta quasi all’estremo di un territorio, dovrebbe essere meta, luogo da raggiungere e da esplorare, non punto di attraversamento. La logica, infatti, direbbe che agli estremi territoriali si vada per conoscerli, non per oltrepassarli. E invece, per Brindisi, questa regola non è mai stata la regola.

La spiegazione sta nella singolarità della sua natura duplice: pur essendo un luogo geograficamente «al limite», Brindisi è anche un luogo di limes, cioè di frontiera. Una frontiera non tra province o regioni o stati, ma tra mondi: fra l’Occidente e gli altri. Ed è probabilmente proprio a questa peculiarità che Brindisi deve gran parte – nel bene e nel male – della sua storia millenaria e della sua antica fama nel mondo. Essere città di frontiera è cosa comune; esserlo stando all’estremo di una propaggine continentale è invece cosa rara, forse unica: una città di frontiera e allo stesso tempo di passaggio. Ed è per questo che da Brindisi sono passati «tutti»: vi si incrociavano viaggiatori, mercanti, soldati, pellegrini, missionari, sognatori e anche – e non pochi – fuggiaschi, in fuga da qualcuno, o da qualcosa, o forse da sé stessi.
Questa verità non è solo storia: è anche memoria personale. Nel mio andare per il mondo – lo scrivevo in un articolo di qualche anno fa – avrò incontrato forse un centinaio, e anzi più, di persone che, appena saputo che ero di Brindisi, mi rispondevano con decisione: «Certo, Brindisi! Io la conosco! Un bellissimo porto. Ci sono stato per andare in … Oriente, o …». Naturalmente quel mio «andare per il mondo» si riferiva ad anni che ormai son trascorsi da parecchio, quanto meno ad anni appartenenti al precedente millennio. Era un’epoca diversa. Un’epoca in cui non imperversavano ancora i voli low cost, e per andare dall’Europa in Grecia, Albania, Turchia, Egitto, India e oltre, si prendeva una nave. E la si prendeva proprio da Brindisi. Erano «tempi» in cui la città viveva pienamente la sua natura rigogliosa di crocevia, di punto di contatto, di passaggio obbligato.
E oggi? Brindisi è sempre lì, nella sua posizione geografica di sempre, di «città al limite». Ma è sempre meno «città limes», in un mondo che tende – pur tra mille contraddizioni – a spostare, quando non a dissolvere, le frontiere. Un mondo in cui Dubrovnik, Durazzo, Vallona, Corfù, il Pireo non sono più «dall’altra parte del limes». E anche i luoghi più lontani, come Turchia, Egitto o India, oggi si raggiungono quasi sempre con poche ore di volo. E anche se Brindisi ha il suo magnifico e storico aeroporto, non è assolutamente la stessa cosa.
Dubito – scrivevo in quell’articolo, con un po’ di malinconia – che i miei figli, e ancor più i miei nipoti, dicendo di essere di Brindisi, possano sentirsi rispondere: «Ah! Brindisi, io la conosco, un bellissimo porto, ci sono stato per andare a …». Ma forse, chissà, mi sbaglio.

È proprio da questa malinconia, da questa memoria e da questa consapevolezza, che nasce l’idea di questa rubrica dal titolo volutamente evocativo: «Quando tutti passavano da Brindisi». Un potenziale narrativo praticamente illimitato, che vuole valorizzare una verità storica che molti brindisini hanno dimenticato, o non hanno mai saputo: per secoli Brindisi è stata un crocevia mondiale, un luogo dove passavano o venivano, transitavano o sostavano tanti; tantissimi – e talvolta i più importanti – personaggi di ogni tempo. Grandi tratti di storia, oppure episodi, aneddoti, curiosità: ogni racconto di questa rubrica sarà un piccolo frammento di quel passato cosmopolita che ha reso Brindisi un luogo unico nel Mediterraneo, da quando il Mediterraneo era «il mondo», e poi anche dopo, quando il mondo si era via via allargato.
Voglio sperare che raccontare chi è passato da Brindisi possa significare riscoprire una parte oggi sopita della città. E che conoscere chi, quando e come è passato da Brindisi, significhi anche poter capire meglio chi siamo noi brindisini. Perché in quelle storie c’è la memoria di una città aperta, ospitale, centrale e viva. Storie straordinarie, spesso dimenticate, riposte tra le pieghe di documenti, di diari di viaggio, di cronache d’epoca o di fotografie ingiallite: il mosaico sorprendente di una città che per secoli è stata una porta spalancata sul mondo, che ha accolto il mondo e che, certamente, può tornare a farlo. Forse, riscoprendo quella vocazione antica, possiamo immaginare un futuro in cui Brindisi torni a essere non solo un punto su un estremo della mappa, ma di nuovo un crocevia di persone, di mondi, di culture e di storie.
A cura di Gianfranco Perri (da Agenda Brindisi del 27 febbraio 2026)

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