Giorgio SciarraAutore: IN EVIDENZA Politica Rubriche Zona Franca

Analisi del voto regionale, il rapporto tra Emiliano e Brindisi

Una città senza rappresentante – Per Michele Emiliano è stata una vittoria elettorale per niente scontata, anzi: egli stesso non ha fatto mistero di aver temuto la sconfitta. Si prefigurava uno sfibrante testa a testa sino all’ultima scheda, invece dopo le prime proiezioni la situazione si è fatta tranquilla per il presidente uscente con un vantaggio generale rassicurante, sancito poi dai quasi otto punti percentuali di differenza della chiusura. Raffaele Fitto lo ha battuto soltanto nella provincia di Brindisi e (+3,22%) e nettamente nel capoluogo (+14,18)­.
La provincia di Brindisi è rappresentata nell’assise regionale dai consiglieri di centrosinistra Fabiano Amati (Fasano – 10.407 preferenze), Maurizio Bruno (Francavilla Fontana – 3.928), Alessandro Leoci (Carovigno – 2.019), Mauro Vizzino (Mesagne – 7.422) mentre il centrodestra dal solo Luigi Caroli (Ceglie Messapica – 6,642 preferenze). Nessun rappresentante del capoluogo, cosa che succede spesso e che sembra sempre più difficile evitare. Nonostante la il capoluogo abbia il maggior numero di elettori, non si riesce a fare quadrato verso due o tre concittadini che siano di centrodestra o di centrosinistra. Questo ovviamente a differenza dei vari centri della provincia dove il candidato del luogo riesce a convogliare su di sé una buona percentuale di voti, quasi monopolizzando le preferenze del proprio partito. Caso «plastico» è quello di Amati a Fasano dove i 6.926 voti del Partito Democratico (44,32%) si sono trasformati quasi in un plebiscito nei suoi confronti garantendogli ben 6.401 preferenze personali, lasciando poco più delle briciole ai «competitors» e non trascurando ovviamente di mietere consensi negli altri comuni, capoluogo compreso dove ha raccolto il non trascurabile «bottino» di 792 voti.
Tutti i consiglieri eletti hanno, più o meno, seguito questo «schema», ossia fare il pieno nel proprio paese ed essere presenti il più possibile negli altri centri: Bruno (PD) a Francavilla Fontana ha raccolto 3.367 su 3.869, Leoci (Con Emiliano) a Carovigno 1.494 su 1.591, Vizzino a Mesagne (Popolari con emiliano) 3.903 su 4.216, Caroli (Fratelli d’Italia) a Ceglie Messapica 3.452 su 3.935. Ovviamente si stanno considerando i candidati della coalizione vincente che, in quanto tale, ha usufruito del premio di maggioranza. Ma sulla stessa falsariga, il discorso sarebbe valso per i candidati del centrodestra nel caso avesse vinto questa coalizione.
Quindi rimanendo nel campo dei vincitori, cerchiamo di valutare il probabile motivo per cui è sempre molto problematico che un candidato del capoluogo possa farcela. Nel centrosinistra, il concorrente brindisino che aveva più possibilità era Carmelo Grassi, candidato (indipendente) nella lista del PD. Grassi ha raccolto 2.864 voti classificandosi terzo della sua lista dietro Bruno che, come già detto, ha ottenuto 3.928 preferenze, quindi, un margine di 1.064. Molti, pochi? Una differenza di certo colmabile, se si tiene conto di alcuni fattori. Il PD a Brindisi ha ottenuto 4.378 voti: a prescindere dalla bontà o meno del risultato, c’è da rilevare che circa 1.400 di questi non hanno espresso alcuna preferenza votando solo la lista, se l’avessero fatto avrebbero rimpinguato quelle dei candidati scelti. Quindi, in linea teorica, Grassi poteva veder aumentare le proprie preferenze di qualche centinaio. Se a questa considerazione si aggiunge anche l’infelice idea avuta (spontaneamente o «spintaneamente», poco importa) dall’altra forza alleata nell’Amministrazione cittadina (Brindisi Bene Comune), cioè quella di candidare due figure di primo piano del proprio movimento, il gioco è fatto, anzi il piatto è servito. Qualche centinaio di voti per un motivo, qualche altro centinaio per un altro, con ogni probabilità hanno impedito al candidato del capoluogo del PD di scavalcare una posizione, classificandosi secondo, ed entrare nel Consiglio regionale. I motivi per cui le cose non sono andate per il verso giusto toccherà ai diretti interessati analizzarle e valutarle e fare, eventualmente, un piccolo o grande mea culpa.
«Amo Brindisi» – Subito dopo i risultati, Michele Emiliano ha detto che ripartirà dagli errori commessi per ripararli e migliorare così le sue azioni. A Brindisi, chiudendo la campagna elettorale (foto), non sono mancate esternazioni di grande «amore» nei confronti della città, sentimento che esprime spesso quando viene qui, ma che sinora non ha tradotto in pratica. Se davvero vuole ripartire dagli errori, Brindisi può costituire un ottimo laboratorio perchè qui non sono mancate le «distrazioni» del governatore. Non so se degnerà questa città di un assessorato, di sicuro c’è da attendersi un diverso atteggiamento verso i tanti problemi che pesano sulla nostra economia. Ad esempio, può cominciare a riconoscere un ruolo ai brindisini in scelte fondamentali e strategiche come quella della sanità, del porto e dell’aeroporto, cercando di non indorare pillole indigeste (per noi ma non per lui), ma operando scelte nel reale interesse della collettività brindisina. Sarebbe quasi ora!

Giorgio Sciarra (Rubrica ZONA FRANCA – Agenda Brindisi 25 settembre 2020)

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