Apprendiamo dagli organi di informazione che il parlamentare brindisino Mauro D’Attis ha svolto nei giorni scorsi un sopralluogo presso la sede della Forza da Sbarco di Brindisi dove è custodito il faro del Castello Alfonsino a seguito dello smontaggio eseguito nel 2016. L’iniziativa dell’on. D’Attis aveva lo scopo di verificare lo stato di conservazione del manufatto – cospicuo esempio di archeologia industriale marittima – con l’intenzione di «offrirlo alla vista della città e dei suoi visitatori» proponendone la nuova sistemazione all’interno del capannone ex-Montecatini, ritenuto a suo avviso «il posto migliore, per ragioni anche logistiche».
Questa associazione, pur concordando con l’idea di restituire il faro restaurato alla fruizione della collettività con una collocazione degna della sua valenza storica, intende evidenziare quanto la sede indicata dall’on. D’Attis – se trattasi dell’interno del capannone, come intuibile dalle sue parole – non sia del tutto adeguata, sia per ragioni afferenti al manufatto in sé e alla sua funzione originaria, sia sul piano della sua incompatibilità con il contesto architettonico proposto.

Riguardo a quest’ultimo aspetto, è appena il caso di far presente che le peculiarità del capannone ex-Montecatini – rarissimo caso, per la sua tipologia costruttiva, di archeologia industriale del ‘900 – mal si conciliano con una presenza invasiva al suo interno, quale un faro munito di traliccio metallico per un’altezza di 15 metri: l’inserimento nel capannone di un «corpo estraneo» di tale portata altererebbe in modo negativo la spazialità del luogo, inficiando la suggestiva visione prospettica della navata unica a danno della concezione ingegneristica dell’edificio, nonché di una nuova destinazione prevista per lo stesso.
Per quanto sia lodevole, inoltre, la volontà di proteggere la lanterna da potenziali danni atmosferici, la funzione per cui fu costruita e a suo tempo collocata sul Castello Alfonsino – compito storicamente svolto per diversi decenni – induce ad escludere un suo alloggiamento in un ambiente chiuso che, oltretutto ne precluderebbe la vista se non recandosi all’interno del capannone. Viceversa, un contesto «panoramico», da individuare attraverso un appropriato studio dei siti portuali adatti allo scopo, le restituirebbe la dignità e la rilevanza che merita.
Quale luogo più indicato, ovviamente previa verifica della fattibilità urbanistica e paesaggistica attraverso gli organi preposti, suggeriamo pertanto l’ex Deposito Catene (già «molo carbone», in prossimità del Canale Pigonati), oggetto di prossima riqualificazione da parte dell’amministrazione comunale di Brindisi.
Italia Nostra Aps / Sezione di Brindisi – La presidente Maria Ventricelli









