Gabriele D'Amelj MelodiaAutore: L'angolo della cultura Rubriche

Perché il passato non si disperda

Facciamoci cullare dalla dolce fola del mito. Mnemosine, figlia di Urano e di Gea e madre delle Muse, incarna la memoria e il potere di ricordare. La titanide, quindi, conserva e tramanda il sapere orale (fondamentale ai tempi in cui la scrittura non era stata ancora adottata), per questa ragione fu subito venerata come una dea importante. Nel mondo romano, la cui mitologia deriva in blocco da quella greca, Mnemosine (foto) viene rinominata Moneta (mon è una variante della radice men). E grazie a lei che gli uomini «ri-cordano», cioè riportano al cuore. A questo proposito vorrei osservare che, mentre noi italiani diciamo «conoscere a memoria o a mente», i francesi usano l’espressione «Connaitre par coeur» e gli inglesi «To have by hart». Più sensibili di noi, non c’è dubbio, perché una cosa ricordata la si custodisce nell’organo stesso degli affetti. «Memoria» è termine che deriva pari pari dal latino, e la radice men forma altre parole in quella lingua dei padri (memini, io ricordo, mens, mente, reminiscor, richiamo alla mente). Ci sono vari tipi di memoria (quella individuale, procedurale, iconica, involontaria ecc.), ma qui voglio parlarvi solo di memoria collettiva e condivisa, e quindi storica, l’unica in grado di connotare e indirizzare i processi di civiltà.
La memoria storica, ricca di affetti e di passioni, mantiene vivo il passato a beneficio del presente e del futuro. Nella sfera privata non tutto va serbato, perché l’intelligenza emotiva porta ad una selezione dei vari ricordi, al fine salutare di rimuovere i traumi più dolorosi. L’uomo, inteso come soggetto singolo, non è obbligato ad avere memoria di tutto (altrimenti incorrerebbe nel tormento esistenziale del povero Ireneo Funes delle Finzioni borghesiane, dotato di una memoria infallibile e perciò maledetta). Viceversa, l’uomo comune è tenuto ad operare una cernita piper gettare nel pozzo dell’oblio il superfluo, conservando nello scrigno della memoria il blocco di conoscenze ed esperienze virtuose. Gli uomini, intesi come collettività, hanno invece il dovere etico di rammentare sia ciò che è bene, sia ciò che è male, come la barbarie conclamata, certi negazionismi deliranti e i polemismi autolesionistici della politica politicante. Questi mali andranno chiusi nel pitòs della memoria «nera», a imperituro monito di un’erranza da non commettere mai più. Per quello che riguarda l’epocale sciagura della pandemia da Covid 19, iniziamo a raccogliere i mattoncini indispensabili per costruire l’edificio della memoria «bianca» condivisa e certificata, a beneficio nostro e delle generazioni future. Noi dobbiamo ri-cordare bene per vincere il tempo e per marcare il nostro futuro. Le basi del mondo di domani si progettano sugli accidenti, sugli errori e sulle conquiste di oggi, ed anche sulla volontà di essere ottimisti razionali e risoluti.
Gabriele D’Amelj Melodia (Agenda Brindisi – 5 febbraio 2021)

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