Giorgio SciarraAutore: IN EVIDENZA Rubriche Zona Franca

Una richiesta disattesa / Dragaggi e colmata, un binomio errato

Una richiesta disattesa? – Il 3 dicembre dello scorso anno l’OPS (Operatori Portuali Salentini), chiese e ottenne un incontro con i vertici del’Autorità Portuale – che si tenne in video conferenza causa Covid – per confrontarsi su alcuni temi. Questi furono precedentemente individuati in una riunione tra i soci OPS, quelli di Raccomar e alcuni rappresentanti della ditta Barretta. Uno di questi temi riguardava «la possibilità di completare la vasca di colmata presente sul piazzale di Costa Morena Est già contenente sedimenti e mai completata, con materiale di dragaggio da poter effettuare lungo le banchine adiacenti e permettere l’arrivo di navi di maggiori dimensioni». Una richiesta sensata e doverosa, se si tiene conto che quella «voragine» è in tali condizioni da qualche lustro. La risposta data – come si legge sul sito di OPS – fu positiva: «Il presidente comunica il suo parere favorevole e rimanda la discussione ad un successivo approfondimento tecnico con il segretario generale e il dirigente tecnico».
Non è dato sapere in cosa sia consistito il «successivo approfondimento tecnico», presumibilmente potrebbe essere servito a modificare la descrizione dei lavori «Porto di Brindisi. Pulizia e manutenzione dei fondali», presente nell’allegato alla Programmazione Triennale delle OO.PP. 2020-23 (approvato dal comitato di Gestione in data 26 novembre 2020). La modifica (se tale è) è consistita nell’aggiungere «Colmamento vasca di Costa Morena Est» e in questa nuova «veste» è stata approvata la descrizione dei lavori nel «Programma Triennale dei Lavori Pubblici 2022-2023-2024». Pur rimanendo invariato l’importo previsto per l’intervento, cioè un milione e 500mila euro. I lavori così descritti non paiono rispecchiare in pieno la richiesta degli operatori poiché anche un profano rileverebbe che i lavori di «pulizia e manutenzione» non possono essere assimilabili a quelli di un dragaggio, lavori quest’ultimi che servirebbero per ottenere fondali più profondi per «permettere l’arrivo di navi di maggiori dimensioni».
I lavori per portare a -14 metri il fondale della banchina nord di Costa Morena erano comunque previsti, tanto che vengono descritti in una scheda sul sito della società Fincosit SpA. Attualmente il fondale è tra 8 e 10 metri. Forse aumentare i fondali di quella banchina non interessa più di tanto la struttura dell’AdSPMAM poichè, forse (lo ripeto), ritiene gli attuali fondali sufficienti per le metaniere che dovrebbero rifornire il deposito di Gnl dell’Edison che, a quanto pare, rimane l’unico e vero «pallino» dell’Ente portuale. Questo nonostante che, dopo la presunta e passata unanimità dei consensi, siano state avanzate perplessità sulla validità del progetto da autorevoli esponenti del mondo imprenditoriale. Per «tappare il buco» su Costa Morena est potrebbero essere sufficienti circa 30mila metri cubi, i dragaggi necessari per raggiungere almeno -12 metri di profondità produrrebbero, probabilmente, un maggiore volume di sedimenti. E’ per questa ragione che nel POT in questione non sono stati previsti i lavori di dragaggio?

Dragaggi e colmata, un binomio errato – «Legare» i dragaggi alla «famosa» colmata di Costa Morena, contestata dalla società Versalis SpA e dalle associazioni ambientaliste, può rivelarsi alla fine un grosso limite operativo. Spiego meglio: perché la colmata (ammesso che si realizzi) sia utilizzabile ci vorranno dai quattro ai cinque anni, burocrazia (difensiva e/o offensiva) permettendo, ciò vuol dire che in quel lasso di tempo è inutile parlare di dragaggi e, quindi, di nuovi accosti. Con questi presupposti sarebbe un puro esercizio vocale.
Se davvero si vuole dragare per rendere più attrattivi alcuni ormeggi, vi sono altre soluzioni anziché occupare e trasformare aree portuali in discariche (le cosiddette colmate). Innanzitutto c’è la possibilità di stoccare su un’area il materiale dragato per un periodo, previsto dalla legge, di 36 mesi, soluzione questa che fu illustrata in un Comitato di Gestione di qualche anno fa (nel quale sedeva un brindisino) e che non fu presa in alcuna considerazione. Ma ci si può sempre ricredere.
Altra soluzione è quella varie volte ripetuta: la bonifica dei materiali dragati (come già fatto qui a Brindisi e come avviene altrove) per una loro riutilizzazione o per il conferimento in discariche autorizzate. Non so se questa soluzione costerà (e quanto) di più, ma il rispetto dell’ambiente e del territorio ha un costo e o la paghiamo prima o finiremmo, comunque, per pagarlo dopo … con gli interessi.

Giorgio Sciarra (Rubrica zona franca – Agenda Brindisi 26 novembre 2021)

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